La scienza della difesa personale
L’unico
fine di un’ Arte Marziale è mettere
l’individuo in condizioni di sopravvivere in combattimento e
quindi di prevalere sui propri avversari. E’ a questo scopo
che tali discipline sono state create, studiate e perfezionate nel
corso dei secoli in ogni parte del mondo.
Ma cosa differenzia uno stile di arte marziale da un altro? Quale
criterio di scelta deve utilizzare una persona, la cui vita dipende
veramente dalla propria difesa?
Se tutti i metodi di autodifesa fossero realmente uguali, sarebbe
veramente deprimente poiché, in linea di massima, tutti si
basano su metodi inservibili. Cerchiamo
di
usare la nostra intelligenza
per non bloccare un possibile progresso in nome di un comodo
livellamento.
A parte il sistema "Beretta", il miglior sistema di
autodifesa è quello in grado di offrire al cittadino comune
la maggior protezione, realizzabile nel minor tempo possibile, contro
le molestie e le aggressioni quotidiane: vale a dire contro i tentativi
altrui di afferrarci, bloccarci, buttarci a terra, strangolarci, contro
pugni, spinte, calci o, peggio ancora, contro combinazioni di questi
elementi.
Ma la cosa più importante è il fattore tempo:
deve
poter essere appreso in poco tempo,
deve essere ampliabile(con e
contro armi) e deve andare incontro ad esigenze come
proporzionalità dei mezzi, applicazione da parte della
polizia, delle donne, bambini, anziani, persone con deficit fisici,
ecc..
Innanzitutto è necessaria una distinzione tra una disciplina
sportiva e una di autodifesa; l’agonismo in un’arte
marziale porta inevitabilmente ad un indebolimento, vale a dire ad una
minor efficacia in caso d’emergenza. Poi vi è un
altro aspetto: quello della forza. Nei cosi detti stili duri( karate,
taekwon-do, shaolin-kung-fu, judo, kick boxing) si confronta in
sostanza la forza di un avversario con la propria per bloccare il suo
attacco, oppure spostarlo di lato, sopra o sotto, e poi eseguire il
contrattacco. Ma noi partiamo dal presupposto che
l’attaccante, nella maggior parte dei casi sia più
forte o per lo meno che sia un combattente più esperto di
colui che viene attaccato. Chi è in cerca di una vittima, di
norma, non sceglie un individuo palesemente più forte di
lui. Per questo motivo partiamo dal presupposto che in caso di
aggressione, siamo (come difensori) più deboli. Se facciamo
affidamento su fattori quali la forza fisica, il peso e la potenza, ci
confronteremo col nostro avversario su un terreno nel quale gli siamo
per definizione inferiori. In altre parole, avremmo perso in partenza.
Se al contrario riusciamo a sfruttare la forza superiore
dell’avversario per i nostri scopi, aggiungendovi la nostra
debole forza, avremo un’ottima probabilità di
mettere l’attaccante fuori combattimento.



